Gli anni ’80 e ’90: la SAF al maschile
Nel 1979, dopo oltre un quarto di secolo di vita e circa 2000 atlete tesserate, la SAF vive una svolta storica, aprendo una sezione maschile. Il contesto sociale alle soglie degli anni ‘80 è ben diverso rispetto a quello del 1953. Si pensi solo che all’epoca della fondazione della SAF i calendari dell’atletica maschile e femminile prevedevano una rigida separazione degli appuntamenti agonistici e risultava praticamente impossibile gestire comunemente atlete ed atleti.
La storia dell’atletica maschile targata SAF, pur non raggiungendo gli sfavillanti traguardi delle colleghe atlete, può considerarsi comunque ricca di soddisfazioni, almeno a livello giovanile. Il vivaio cresce di anno in anno: dai 22 tesserati del primo anno, si passa ad oltre 100 ragazzi nel 1984, per raggiungere l’apice nel 1989 quando gli atleti maschi tesserati sono 132. Serbatoio principale di reclutamento sono le scuole medie "Ugo Foscolo", presso le quali il Direttore Tecnico Franco Criscuolo è docente di educazione fisica. Silvano Librera, nel 1981, è il primo atleta maschio a vincere un titolo regionale nel lancio del peso, ripetendosi nei due anni successivi assieme ai compagni di squadra Vanni Casarotto nella marcia e Luca Vasarin nel salto in alto.
Non solo quantità, però. Nel giro di pochi anni la SAF riesce a costruire una squadra competitiva che ben figura a livello giovanile, e nella seconda metà degli anni ‘80 la SAF targata uomini raggiunge i più grandi successi. L’anno 1989 risulta poi straordinario. La squadra allievi, composta principalmente dai ragazzi nati nel 1972, domina in campo regionale e raggiunge prestigiosi traguardi anche a livello nazionale. Il bilancio parla di quattordici titoli regionali individuali, la settima posizione nella finale A1 del Campionato italiano a squadre, il terzo posto ai Campionati italiani di staffette della 4x400, che stabilisce anche il nuovo record regionale, il titolo italiano di prove multiple individuale ed a squadre.
Trascinati da Paolo Valt (Campione italiano di Octathlon individuale ed a squadre, argento ai Campionati italiani di lancio del giavellotto, bronzo nella 4x400), si mettono in evidenza Christian Pedratscher (record regionale nei 400 metri, bronzo nella 4x400, Campione italiano di Octathlon a squadre), Cristian Riccardi (componente sia della 4x400, sia della squadra di prove multiple), Leonardo Colletti (asta e prove multiple), Alessio Fuganti (mezzofondista e componente della 4x400), i lanciatori Peter Marinello e Mirco Flaim, Sergio Gobbo ed Alberto D’Avino nella marcia.
Paolo Valt, passato poi al G.S. Carabinieri Bologna ed ancora oggi uno dei migliori giavellottisti in Italia, sarà l’unico atleta maschio cresciuto nella SAF a vestire la maglia azzurra della Nazionale ed a vincere il titolo di Campione italiano assoluto nel lancio del giavellotto a Pescara nel 2002.

IL RICORDO DI… LEONARDO COLLETTI E I RAGAZZI DEL ‘72
"Ciao ragazzi, a domani!" "Ciao!"
Il nugolo dei giovani atleti si disperse. Gli ultimi raggi di un sole primaverile ma robusto accentuavano la luminosità della facciata dello stadio. Eh già: il campo Druso, teatro di tante pagine di sport locale e nazionale, godeva in quelle ore del tardo pomeriggio, della sua massima presenza nel tessuto cittadino, grazie al continuo via vai di sportivi vocianti e rumorosi.
E poi quella sera di aprile regalava ai passanti della vicina pista ciclabile una gustosa scena di esuberante giovialità. Era sempre così prima di una trasferta per i ragazzi della SAF BOLZANO: chi si avviava con la saccoccia dei giavellotti in una direzione, chi nell'altra reggendo una borsa deformata dalla gravità di pesi e dischi, chi ancora barcollava, vanamente aiutato, sotto l'azione destabilizzante delle aste. A completare la scenetta qualche furbo in motorino che condiva il tutto con battutine all'indirizzo dei compagni. Era, questa di portarsi "il lavoro a casa", un'usanza pratica che col tempo divenne qualcosa di rituale: il richiamo all'uomo che riportava a casa le armi dopo la caccia conferiva all'evento un sapore ancestrale. Presso il focolare domestico si sarebbe creata un’incredibile intimità tra il cacciatore e le sue armi, tutto a vantaggio di una migliore collaborazione e di un più probabile successo. Così era per i nostri giovani atleti: Paolo avrebbe sfilato i giavellotti dalla saccoccia, li avrebbe soppesati, ne avrebbe provato e riprovato l'impugnatura. Mirco, disteso sul letto nel dopocena, avrebbe tentato ancora una volta quella strana danza che gli permetteva di scagliare il martello più lontano di ogni altro. Peter avrebbe fatto lo stesso, però davanti allo specchio, perché voleva essere sicuro di non sfigurare con i suoi nuovi pantaloncini che apparivano, sulle prime, un po' ambigui... In uno sprazzo di esuberante attesa della gara, forse Ricky avrebbe salito le scale di casa di corsa, intervallando la cadenza regolare dei suoi passi con un rapido movimento delle anche, che gli consentiva di superare avidamente i gradini a gruppi di quattro. "Gli ostacoli non si saltano, ma si scavalcano": lui lo sapeva benissimo, e l'ostacolo ormai non gli faceva più paura, anzi lo aiutava a ritmare la sua corsa e sapeva anche che, nella sfida contro gli avversari, a vincere era quello che più degli altri considerava l'ostacolo un amico. Dopo aver issato l'asta dentro casa, nella curiosità degli amici del cortile, anch’io guardavo dubbioso quell'attrezzo: a quali altezze nel blu mi sarei trovato grazie ad esso all'indomani? Analoghi pensieri tempestavano di speranza, paura, fierezza, gli animi del resto della squadra. Chi avrebbe vinto? Era già scritto da qualche parte? Il passato è ciò che ricordiamo e il futuro ciò che ricorderemo? Il gesto atletico era una bellissima sintesi di movimento, spazio, tempo, coordinazione, filosofia, uomo e divinità; insomma, era l'essenza della vita stessa. Altre case, altri giovani atleti, stessa luce di un tramonto pieno di speranza. Alessio stava rannicchiato sul balcone dove qualche germoglio cominciava a dare i primi segnali di sviluppo. Con determinazione il giovane mezzofondista stava preparando le sue scarpette: conosceva la pista dove avrebbe corso, ancora una volta, l'indomani, e optò per una chiodatura leggera ma graffiante. Poi diede una veloce lucidatina alla tomaia e, sicuro di aver fatto tutto il necessario, ripose le scarpette nella borsa. Questa volta gli sarebbe toccato correre anche la staffetta del miglio e ne avrebbe fatto volentieri a meno. Trasse un breve sospiro. Questo destino lo accomunava ad Alberto, anche lui prossimo al giro di pista per la squadra dopo un ancheggiare nervoso che sabato pomeriggio l'avrebbe impegnato per quasi un'ora nella prova di marcia.
A casa, tutti, indifferentemente, erano attesi dalla magra consolazione dei compiti scolastici. Anche se, a questo proposito, bisogna rammentare al lettore quella volta che il buon Pedro aveva confessato ad un giornalista le sue solenni dormite sui testi. Fu più che altro una risposta goliardica, considerato che Pedro, come gli altri, era tutto sommato un buon studente.

Parallelamente, la sezione femminile prosegue la sua avventura con eguale entusiasmo, ottenendo buoni risultati sia nel settore assoluto, sia a livello giovanile. I risultati di squadra in ambito regionale sono soddisfacenti, mentre a livello nazionale riescono a competere solo alcune individualità. Il miglior talento del vivaio SAF negli anni ‘80 è senza dubbio Nicoletta Colletti: altista di livello nazionale nelle categorie giovanili, record regionale assoluto nel 1986 con m. 1,78, venne convocata nella Rappresentativa Juniores Nazionale nel 1987, anno in cui vinse anche i Campionati nazionali studenteschi.
Negli anni successivi emergono altri buoni talenti, specie nei salti, come l’altista Silvia Danieli (ottima anche nelle prove multiple), la lunghista Cinzia Collodoro e le tripliste Francesca Premier ed Irene Mercorelli. Accanto a loro sono da citare anche Cristina Graziano (mezzofondo), Alessia Mengoni (400 metri e 400H) e Camilla Bigarello (ostacoli) che ottengono, pur giovanissime, risultati che le pongono ai vertici della graduatorie sociali di tutti i tempi. Nessuna di loro riesce però, purtroppo, ad imporsi poi a livello assoluto.
Negli anni ‘90 la sezione maschile sconta il ricambio generazionale, non riuscendo a ripetere a livello assoluto quanto di buono fatto nelle categorie giovanili. I risultati migliori arrivano dalle prove multiple, con la squadra seniores (Christian Pedratscher, Mirco Flaim, Stefano Sartori), che riesce a raggiungere due volte le finali nazionali. Christian Pedratscher (velocità e salto in lungo) Daniel Tecilla (800 e 1500 metri), Alessio Fuganti (siepi, 5000, 10.000 e maratona), Stefano Sartori (ostacoli e salto con l’asta), Davide Comunello (lancio del martello), raccolgono buoni risultati a livello regionale, stabilendo le migliori prestazioni sociali, mentre a livello giovanile si distinguono Paolo Elvati (velocità), Marco Nardin (lanci) e Luca Torchia (prove multiple). Anch’essi però, al pari delle loro coetanee, non riescono ad affermarsi nelle categorie assolute.
La SAF BOLZANO di oggi e di domani
Una nuova svolta a livello dirigenziale avviene nel 1999. Il Presidente, l’Ing. Lorenzo Püchler, lascia la carica. Gli subentra Anna Lorenzini Paoli, che si insedia a capo di un Consiglio Direttivo completamente rinnovato.
Come sempre è Franco Criscuolo a garantire la continuità nel ruolo di Direttore Tecnico. Accanto a lui, quelli che erano i suoi atleti si dedicano ora alla cura delle giovani leve: Alessio Fuganti, Stefano Sartori e Mirco Flaim, assieme a Lia Püchler ritornata alla SAF dopo 10 anni e ad Alessandro Romania, coadiuvano il Prof. Criscuolo nella gestione tecnica. Segretaria rimane, come da moltissimi anni, Michela De Pillo.
Il lavoro è impegnativo e non facile in un contesto in cui il movimento dell’atletica leggera italiana non vive certo un periodo florido. La dirigenza decide di puntare sul settore giovanile per cercare di creare nel prossimo futuro un nuovo gruppo capace di cogliere quelle soddisfazioni che in passato non sono mancate. I risultati, comunque, iniziano ad arrivare. Dal 2001 al 2004 la SAF BOLZANO vince, a livello provinciale, il Gran Prix giovanile, manifestazione che somma i risultati stagionali di tutti gli atleti ed atlete dai 9 ai 15 anni. E i risultati arrivano, e sono straordinari, anche a livello nazionale: il gruppo delle atlete nate negli anni 1991 e 1992 raggiunge nel 2008 il quinto posto ai Campionati di Società nella categoria allieve e dopo molti anni una nostra atleta, Monica Lazzara, torna a vestire per due volte la maglia della Nazionale giovanile.
Non da ultimo, è certamente da considerare un ottimo risultato anche il continuo incremento dei tesserati al settore giovanile: la strada per creare nuovamente un movimento articolato e competitivo è quella giusta.
La storia, per ora, si chiude qui.
Abbiamo voluto raccontarla per celebrare e per ricordare tutti coloro che in tutti questi anni hanno condiviso, anche in piccola parte, quest’avventura. Una menzione particolare va a tutti quelli (e sono la stragrande maggioranza) che non trovano posto in questo racconto, ma che nello spirito della Società, hanno sempre svolto il loro compito con volontà e sacrificio, contribuendo in maniera indispensabile alla costruzione di quello che la SAF BOLZANO è stata ed è ancora oggi.
Ma soprattutto abbiamo voluto raccontarla per i giovani di oggi, perché leggendo queste pagine capiscano che cos’è stata e che cosa ha rappresentato la SAF BOLZANO in questo mezzo secolo, e perché onorino sempre la gloriosa maglia biancorossa che indossano. Ci piace pensare che tra di loro ci possa essere chi, fra cinquant’anni, scriverà la storia del primo secolo di vita della SAF con la stessa emozione che abbiamo provato noi oggi.
Augurandoci che il futuro possa riservarci almeno parte delle grossissime soddisfazioni che il passato ci ha dato, non possiamo che concludere ringraziando e rendendo onore a colui che è l’artefice principale di questa magnifica avventura: il Prof. Franco Criscuolo.
Riassumere in poche righe tutto quello che ha rappresentato "il Profe" per la SAF è impossibile. Se abbiamo potuto raccontare questa storia lo dobbiamo principalmente alla sua infinita passione per l’atletica.
I suoi insegnamenti, spesso improntati ad una rigorosa disciplina, sono stati sempre preziosi ed hanno trasmesso a tutti noi atleti lo spirito di sacrificio e la determinazione necessari per superare difficoltà e raggiungere traguardi, così nello sport come nella vita quotidiana.








